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    Biogem lancia test quantitativo per supportare campagna vaccinale anti COVID 19

    Un innovativo kit sierologico per il dosaggio di anticorpi contro il SARS COV2 nel sangue umano, già pronto per il commercio, ma riservato ai soli operatori professionali sanitari, è stato messo a punto dal centro di ricerche Biogem di Ariano Irpino (Av). Il COVID 19 QuantiGEM, ideato dal laboratorio di Protein Factory, diretto dalla dottoressa Maria Luisa Nolli, con la fattiva collaborazione delle dottoresse Alessandra Fucci e Simona Giacobbe, consente la quantizzazione assoluta delle immunoglobuline IgG e IgM. Grazie alle caratteristiche del kit si punta ad accertare il livello di immunità raggiunto dalla persona esaminata, e, di, conseguenza, a determinare il livello di anticorpi in grado di garantire la protezione individuale dall’infezione.

    COVID 19 QuantiGEM rientra nella tipologia dei test immunoenzimatici ELISA, e, grazie alla sua elevata sensibilità e specificità diagnostica (del 93,8% per i campioni raccolti fra gli 8 e i 14 giorni dall’infezione e del 100% dopo i 21 giorni) offre alla comunità scientifica e a quella politica, una nuova e potente arma , non solo per lo studio della diffusione del COVID-19, ma anche per valutare l’effettiva efficacia della più complessa campagna vaccinale della storia.

    Grazie a COVID 19 QuantiGEM si può infatti testare la reale copertura immunitaria fornita dal vaccino a ciascun individuo, mentre saranno sciolti i dubbi relativi alla strategia vaccinale da adottare per le persone già venute a contatto con il virus e/o per le categorie a rischio.
    Il nuovo kit, frutto di un progetto di ricerca vincitore in un bando regionale, si avvale della collaborazione dell’Ospedale Frangipane di Ariano Irpino, per la fornitura dei sieri, e dell’Istituto Mario Negri di Bergamo, per le verifiche di appropriatezza e per i confronti con altri prodotti.

    COVID 19 QuantiGem è uno strumento di elezione per la sorveglianza pandemica, e si propone come un importante supporto per gli studi epidemiologici ed immunologici, e, più in generale, per la ricerca scientifica sul tema.

     

    Ettore Zecchino

    Valeria De Nigris e i suoi studi sul diabete a Barcellona

    Parte da Barcellona, con la dottoressa Valeria De Nigris, l’omaggio che tanti ex allievi di Biogem renderanno al centro di ricerca irpino, alla base delle loro carriere felicemente decollate. Il ciclo di incontri rientra nella rassegna ‘Oltre le Due Culture’, attualmente in corso, e spalmata su tutto il 2021.

    L’approfondimento, nella consueta modalità in streaming, verterà sul diabete, patologia ormai ‘epidemica’ con i suoi 460 milioni di casi attualmente censiti nel mondo, studiata per oltre dieci anni dalla dottoressa De Nigris, che, dopo la laurea magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche, ha poi conseguito il dottorato in Biomedicina, presso l’Università di Barcellona.

    Valeria De Nigris ha lavorato  principalmente nel campo della ricerca biomedica, coordinando diversi progetti iberici e internazionali. Quella contro il diabete è infatti una sfida collettiva, per l’impatto sanitario devastante prodotto su scala mondiale da questa patologia, con le sue frequenti complicanze vascolari e cardiache, ma anche per le notevoli ricadute sociali ed economiche in agguato. Una battaglia sempre più importante nell’attuale, lunga fase epidemica da Covid 19, capace di amplificare notevolmente il tasso di pericolosità del male in questione.

    Il seminario, introdotto dal direttore scientifico di Biogem, Giovambattista Capasso, si aprirà anche ad alcune tra le ultime frontiere della ricerca, incentrata sugli inibitori della dipeptidil-peptidasi IV (classe di farmaci orali utilizzati per il trattamento del diabete mellito di tipo II), e sull’impiego nella diagnosi precoce e nella terapia degli esosomi (complessi lipo-ribo-proteici che modulano le comunicazioni tra i diversi organi).
    Verrà tuttavia rimarcato che malgrado i progressi delle terapie moderne, il diabete rimane ancora una patologia di non facile gestione e richiede, da parte del paziente, un impegno costante sugli obiettivi di cura, come l’attività motoria, l’attenzione alla dieta, nonché il controllo sistematico della glicemia e di tutti i fattori di rischio cardiovascolari associati

    I seminari degli ‘alumni’ di Biogem proseguiranno nel mese di marzo con gli interventi, da Cambridge, della dottoressa Mara Stellato (Astra-Zeneca), e ancora da Barcellona, del dottor Carmelo Laudanna (IRB).

     

     LOCANDINA

     

    Ettore Zecchino

    Storie di trapianti e trapiantati nei seminari di Biogem

    Saranno un sindacalista altirpino, in lista d’attesa per un trapianto renale da cadavere, e due suore cattoliche missionarie, donatrice e ricevente di un trapianto renale da vivente, i protagonisti del prossimo seminario stagionale della rassegna ‘Oltre le due culture’ , organizzato dal centro di ricerca Biogem di Ariano Irpino . Ad affiancarli, i professori Paolo Rigotti e Lucrezia Furian, chirurghi dell’Azienda Ospedaliera dell’Università di Padova e autori dell’operazione. L’incontro, introdotto dal presidente di Biogem, Ortensio Zecchino, e coordinato dal direttore scientifico del centro arianese, Giovambattista Capasso, partirà da una disamina approfondita sul rapporto, solo recentemente intensificatosi, tra oncologia e nefrologia, per poi immergersi nella trapiantologia. Una disciplina, quest’ultima, da molti considerata la più compiuta medicina personalizzata di cui si dispone oggi, capace di dar vita a una cura salvavita e sempre calata sulle esigenze e caratteristiche specifiche del paziente. Un’esperienza che porta con sé inevitabili conseguenze ‘psicologiche’, non sempre approfondite a dovere. Di qui l’idea, appassionatamente portata avanti dal professore Capasso, di coinvolgere tre testimonial, in grado di trasmettere sensazioni autentiche e quasi in tempo reale, sulla condizione emotiva di chi offre e riceve un organo, e con esso, la vita. Come nel caso delle due consorelle, ma anche di un uomo che prolunga l’esistenza di un organo altrui clinicamente morto, ospitandolo nel proprio corpo, rinato a nuova vita. Un grande atto d’amore, ma anche di scienza, destinato ad alimentare la speranza di altri pazienti.

    Un sogno, ormai alla portata di molti, ma, a volte spezzato, come dimostrerebbero i tanti studi attestanti un netto incremento della mortalità per cancro dei ‘trapiantati’ rispetto al resto della popolazione. Il seminario approfondirà questa problematica, allo stato affrontabile con successo solo a seguito di un miglioramento della prevenzione e, in generale, della diagnostica precoce. I trapiantati sono infatti gravati da un sistema immunitario più fragile, e, per questo sono meno assoggettabili a cure farmacologiche impegnative, come quelle contro i tumori in stadio avanzato. Nei loro confronti , quindi, si impone una strategia di prevenzione molto più attenta e approfondita.

    Biogem, fortemente impegnato in questo settore , soprattutto con il professore Giovambattista Capasso e con il laboratorio di Nefrologia Traslazionale da lui coordinato, può farlo, potenziando la diagnostica tradizionale (esami del sangue e delle urine), ma anche estendendo la ricerca del male, utilizzando il proprio, consolidato Know how nello studio dei micro-RNA. Da questi stessi studi potrebbero inoltre venir fuori nuove ipotesi terapeutiche.

    Biogem si candida quindi a diventare centro di riferimento nazionale per la ricerca avanzata nel campo della trapiantologia e delle sue complicanze.

     

    Ettore Zecchino

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