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    Nuova minaccia SARS-CoV2: la variante Omicron

    Nuova minaccia SARS-CoV2: la variante Omicron

    Ultimamente si parla sempre più spesso della variante Omicron, chiedendosi quanto sia pericolosa in termini di trasmissibilità e gravità e interrogandosi sul suo potenziale di eludere i vaccini e causare reinfezione. Il mese scorso, gli scienziati in Botswana e in Sudafrica hanno allertato il mondo su una variante SARS-CoV-2 a rapida diffusione, ora nota come Omicron. Nel primo giorno di dicembre, il Sudafrica registrava 8.561 casi, in aumento rispetto ai 3.402 segnalati il ​​26 novembre, e diverse centinaia al giorno a metà novembre, con gran parte della crescita avvenuta nella provincia di Gauteng, in cui ha sede Johannesburg. Ad oggi, i casi confermati di Omicron sono stati segnalati in più di 38 Paesi e il loro numero sembra essere in rapido aumento.
    SARS-CoV-2 Omicron potrebbe dare origine alla quarta ondata dell'epidemia di COVID-19 che si sta diffondendo in tutto il mondo, dopo i VOC D614G, Beta/Gamma e Delta. I ricercatori stanno sequenziando più genomi SARS-CoV-2 per rilevare l'Omicron, ma la sorveglianza attraverso il sequenziamento genomico può essere lenta e irregolare, complicando il quadro di come e dove si diffonde Omicron.

    Lo scorso aprile, a circa 16 mesi dall'inizio della pandemia, un database online appartenente all'iniziativa di scienza dei dati GISAID conteneva un milione di sequenze genomiche SARS-CoV-2. Da allora, i ricercatori hanno sottoposto a GISAID altri cinque milioni di sequenze in circa otto mesi, un aumento di quasi dieci volte del tasso.

     

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    Gli scienziati hanno utilizzato due tipi di analisi di laboratorio per verificare quanto Omicron possa eludere gli anticorpi neutralizzanti o bloccanti i virus. Un approccio utilizza particelle infettive SARS-CoV-2, tipicamente isolate da individui infettati da Omicron. L'altro si basa su particelle di pseudovirus, versioni geneticamente modificate di un altro virus (spesso HIV) che utilizzano la proteina Spike SARS-CoV-2 per infettare le cellule.

    I risultati dei quattro team coinvolti nello studio hanno suggerito che Omicron attenua la potenza degli anticorpi neutralizzanti in modo più esteso rispetto a qualsiasi altra variante di SARS-CoV-2 in circolazione. L'entità dell'impatto di Omicron variava tra gli studi condotti su sangue di persone con diverse storie di vaccinazione e infezione. Il team di Sigal ha scoperto che le persone già infettate prima della vaccinazione tendevano ad avere livelli più elevati di anticorpi neutralizzanti contro Omicron, rispetto alle persone vaccinate senza storia nota di infezione. Omicron può schivare gli anticorpi neutralizzanti. Ciò non significa che le risposte immunitarie innescate dalla vaccinazione e dall'infezione precedente non offriranno alcuna protezione contro la variante. Gli studi sull'immunità suggeriscono che livelli modesti di anticorpi neutralizzanti possono proteggere le persone da forme gravi di COVID-19, come afferma Miles Davenport, immunologo dell'Università del New South Wales di Sydney, in Australia.

    Altri aspetti del sistema immunitario, in particolare le cellule T, possono essere meno influenzati dalle mutazioni di Omicron rispetto alle risposte anticorpali. I ricercatori in Sudafrica hanno in programma di misurare l'attività delle cellule T e di un altro ‘attore’ immunitario chiamato ‘cellule natural killer’, potenzialmente rilevante per la protezione contro il COVID-19 grave, come affermato da  Shabir Madhi, vaccinologo presso l'Università del Witwatersrand.

    Attualmente, le domande ricorrenti sono:

    Gli attuali booster miglioreranno la protezione contro Omicron?

    Omicron causa malattie più lievi o più gravi rispetto alle varianti precedenti?

    La minaccia di Omicron ha spinto molti Paesi ad accelerare e ampliare il lancio delle dosi di richiamo del vaccino COVID, pur non essendo ancora chiara la loro efficacia contro questa variante.

    I primi rapporti collegavano Omicron a una malattia lieve, facendo sperare che la variante potesse essere meno grave di alcuni dei suoi predecessori. Questi rapporti, però, possono essere fuorvianti poiché si basano su aneddoti o scarsi frammenti di dati, come avverte Müge Çevik, specialista in malattie infettive presso l'Università di St Andrews, nel Regno Unito. "Tutti stanno cercando di trovare alcuni dati che potrebbero guidarci", dice. "Ma è molto difficile in questo momento." Queste evidenze dovrebbero attirare un'ampia attenzione per monitorare l’epidemia e accelerare lo sviluppo di vaccini mirati a Omicron.

    Alessia Maria Cossu - PhD-Biogem

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