I protagonisti delle due culture

    Edoardo Boncinelli

    Edoardo Boncinelli

    Scopritore di una famiglia di geni che controllano il corretto sviluppo corporeo nell'uomo, Edoardo Boncinelli è uno scienziato di fama internazionale, fisico di formazione, filosofo per vocazione, e letterato per passione. Fiorentino di famiglia e di studi, ha partecipato a due edizioni del meeting settembrino di Biogem, regalando altrettante perle di quell’arte della divulgazione che possiede e coltiva da sempre. Autore di una vastissima produzione, non solo scientifica, è una delle massime personificazioni viventi delle ‘Due Culture’.

    Professore, urge un suo parere sull’attuale campagna di vaccinazione anti Covid19

    Bisogna fare presto. Per ogni giorno che passa, aumenta la probabilità di accumulo di mutazioni, che generano varianti. Il virus, come ogni entità vivente, esprime tutte le mutazioni utili alla sua sopravvivenza, e il pericolo è di arrivare al punto di non poterle combattere tutte.

    E sul caso Astrazeneca?

    Rifuggirei dalle due posizioni estreme di chi minimizza e di chi enfatizza. Per quel che riguarda me, non avrei particolari timori a farmi somministrare questo tipo di vaccino.

    La pandemia era prevedibile?

    Come la morte. Sappiamo che ogni tanto ne arriva qualcuna, ma mai esattamente quando. Oggi ci troviamo in una condizione grave, sia per la notevole densità abitativa in molte aree del pianeta, sia perché siamo psicologicamente poco preparati a questo tipo di eventi, sia perché, accanto a noi, per ragioni di mercato e non di natura, ci sono troppi animali. Quando e se usciremo dal tunnel, dovremo cambiare qualche parametro e qualche presidio sanitario.

    Sposa la tesi del contagio da animale?
    Mi sembra la più probabile.

    Si può escludere altro?

    Francamente, non saprei immaginarlo, ma forse, chissà….

    E sul fronte della gestione?

    Di volta in volta sembrano avanti alcune nazioni, poi altre. Potremo capire solo tra qualche anno. Mi piace pensare che meglio non si poteva fare. Per quanto riguarda l’Italia, il problema è di natura burocratica, anche se, come popolo, dovremmo chiederci come mai non c’è un vaccino italiano?

    In questa fase si è molto ascoltata la scienza?

    Per fortuna si, ma la decisione è e deve essere sempre politica. La scienza aiuta a capire.

    Qual è la funzione di un virus in natura?

    I virus sono molti particolari, non sono nemmeno esseri viventi in senso pieno.Tendono ad essere deleteri.

    Come mai il virus non si accontenta del danno minore, anche per se?

    Il virus è cieco, non ha nessuna capacità di comprendere, tanto meno di decidere. Come tutti gli esseri viventi, però, non fa niente che lo danneggi oltre una certa misura. Tollera cose che non sappiamo quanto servono, ma non è tanto dannoso da essere spazzato via dalla selezione naturale.

    Venendo alla sua vita, ci rivela perché ha avuto inizio a Rodi?

    All’epoca era un’isola italiana. I miei genitori, nel ‘38, appena sposati, decisero di trasferirvisi, attratti dalla prospettiva di stipendi doppi rispetto all’Italia. Nel ‘41, scoppiata la guerra, come tutte le isole, anche quelle belle, divenne una trappola. Ad appena 13 mesi tornai, quindi, in Italia.

    E poi Firenze, un bell’incrocio tra due culle della cultura e dell’ingegno?

    Firenze tende sempre a ‘vantarsi’, ma è una piccola città pettegola e brontolona, sia pur intelligente e colta. Non ero ricco ed ero circondato da amici ricchi. Di quel periodo non ho in fondo, un grande ricordo. Ho tuttavia un rapporto intellettuale con la città, e in questo senso, sono orgoglioso di essere un fiorentino.

    La più grande opera scientifica della Grecia Antica?

    Premettendo che la scienza in senso moderno (ovvero scienza sperimentale) è nata solo da pochi secoli, direi che senza dubbio i greci hanno dato tanto all’astronomia e alla matematica. Naturalmente, tra i moltissimi eminenti filosofi, c’erano anche fior di scienziati. Basti pensare a Talete e ad alcuni presocratici. Non dimentichiamoci, poi, della tecnica (acquedotti, costruzioni, estrazioni di minerali). Il mondo è andato avanti prima per la tecnica, poi per la scienza e per la tecnica.

    Venendo all’antica Roma, si può dire che la prima opera di Due Culture in senso moderno è il De Rerum Natura di Lucrezio?

    Sarebbe in ottima posizione sia dal lato scientifico sia da quello letterario. Lucrezio è stato forse l’unico a trovare la cifra giusta per parlare di entrambe le cose, e poi ha lanciato messaggi straordinari, come l’ineguagliato monito contro la paura per la peste, nella parte finale dell'opera. Giusto per rimanere in tema.

    Perché gli antichi non compresero il ruolo del cervello?

    Ad essere cattivo, perché  per Aristotele, ‘il maestro di color che sanno’, il cervello serviva solo a raffreddare il sangue. La sua autorevolezza ha ‘congelato’ il tema. D’altra parte, il cervello non lo conosciamo bene neanche noi oggi.

    La complessità del cervello umano è paragonabile all’intelligenza artificiale?

    L’intelligenza artificiale è un’entità astratta, in larga parte di là da venire. In inglese intelligence vuol dire capacità di capire, di fare meccanicamente qualcosa. Siamo quindi nell’ambito di una branca della cibernetica. La complessità può tuttavia essere certamente superiore a quella del cervello, anche, banalmente, per ragioni di spazio, per noi umani troppo compresso, sin dalla nascita.

    Potremmo dire che l’intelligenza è una questione di spazio?

    Direi che lo spazio è una condizione necessaria ma non sufficiente per una vivace intelligenza, anche se il problema vero è avere un numero adeguato di cellule connesse. Il cervello, nelle dimensioni è in genere proporzionato al corpo, e serve a coordinarlo. Nel caso dell’uomo, la natura è stata generosa o, se vogliamo, dispettosa. A un cervello più grande seguono infatti anche ‘preoccupazioni’ maggiori.

    Cosa ha influenzato maggiormente la genetica umana?

    Come per tutte le cose biologiche, il caso e la selezione naturale. Quest’ultima sui corpi e sulle azioni, non direttamente sui geni.

    Spazio per Dio?

    Un mio prozio diceva: ‘’Di tutti parlò mal fuorchè di Dio, scusandosi col dir ''non lo conosco’’.

    Cosa ci differenzia dagli animali?

    Il linguaggio, che a sua volta influenza la coscienza. In loro, anche dove presente, è infatti poco ascoltata.

    Cos’è la coscienza?

    La risposta non ce l’ha ancora nessuno. Personalmente ho elaborato un modello a clessidra. Tutti i processi cerebrali agiscono “in parallelo”, qualche volta una parte di essi viene messa in fila, cioè “in serie”. In questo caso si ha la coscienza.

    Quando ha capito di voler diventare un genetista?

    Ho capito che volevo diventare uno scienziato a 10 anni. Mi piaceva molto la fisica, e mi ci laureai, ma dopo una serie di ‘eventi traumatici’ mi sono rivolto alla biologia, dove c’era molto più da fare.

    La sua formazione di fisico è stata un limite o un’opportunità?

    Certamente non un limite.

    I suoi modelli nella storia?

    Una luce più luminosa delle altre non la saprei individuare.

    E quelli in carne e ossa?

    Per la fisica, Giuliano Toraldo di Francia, maestro  di vita e di cultura. Per la genetica, Ferruccio Ritossa.

    Nella sua recente opera ‘La farfalla e la crisalide’ (2018) ridimensiona fortemente il ruolo della filosofia nella modernità e finanche la sua presunta grande importanza per la storia dell’uomo. Come è arrivato a questa considerazione?

    Mi occupo di filosofia da quando leggo. La mia casa da bambino era piena di libri di filosofia. L’ho sempre amata, ma progressivamente, mi sono reso conto che, come diciamo a Firenze, ‘’non cava un ragno dal buco’’. Una decina di anni fa ho cominciato a frequentare molti filosofi, e la cosa ha avuto un effetto negativo. La critica va tuttavia molto lontano. Due sono le colpe maggiori che attribuisco alla filosofia, almeno a quella successiva alla rivoluzione scientifica. La filosofia, in questi secoli ha infatti cercato di ostacolare la scienza naturale, ma il danno più grosso l’ha causato alle scienze umane (sociologia, politica, psicologia).

    E come la mettiamo con Cartesio, Pascal, Leibniz?

    Tutti grandi matematici e la filosofia, tra le scienze, può andare d’accordo solo con la matematica, vista la sua natura di scienza perfetta, esatta ma astratta.

    Eppure, le opere più influenti nella storia dell’uomo sono in larga parte filosofico-letterarie!

    Perché l’uomo è quello che è.

    A proposito di Due Culture, le sue due partecipazioni al meeting settembrino (2011 e 2016) si sono distinte anche per la durata della sua permanenza ad Ariano Irpino. Avendo conosciuto approfonditamente la realtà di Biogem, quali consigli può dare agli organizzatori per far crescere la manifestazione?

    Non posso parlarne che bene. Ero scettico, ma è andato tutto bene. Forse allungherei un po’ la discussione dopo gli interventi. In tema di Due Culture è dal confronto che giungono le cose migliori.

    Ci parli un po’ del suo lato umanistico

    Se essere umanisti significa amare la letteratura, la filosofia, le arti figurative, sono un umanista. Ho praticato la pittura, la scultura e la letteratura. La filosofia continua a essere il mio divertimento preferito. Non la considero, tuttavia, neppure una palestra per la mente. La filosofia non prepara al pensiero critico, ma lo blocca, perché è quasi sempre dogmatica.

    Il capolavoro letterario più vicino al concetto delle Due Culture?

    La Divina Commedia, per l’ampiezza dei suoi orizzonti, ma anche Shakespeare.

    E il suo preferito in assoluto?

    Oltre ai già citati, i Promessi Sposi, la tragedia greca, e il ‘lucreziano’ Leopardi.

    Ascoltare buona musica aiuta davvero ad accrescere le doti intellettive?

    Non credo

    Qual è per lei la buona musica?

    Tutto il 600, una parte del 700. Dei romantici non sono così entusiasta. Tra tutti, Bach, e soprattutto, Mozart.

    Un film di fantascienza da promuovere?

    Da giovane mi è piaciuto Forbidden Planet, ma poi non ne ho visti più.

    Le piacciono i legumi?

    Mangiare mi piace davvero tanto. Amo soprattutto i primi, le verdure, e da buon toscano, la carne.

    I suoi alimenti nutraceutici?

    Bisogna mangiare di tutto. L’uomo è onnivoro. Nella mia vita, grazie a mia madre e a mia moglie, ho sperimentato questo approccio al cibo.

    Parafrasando un suo noto titolo, perché mangiamo?

    Banalmente, perché abbiamo bisogno di carburante. Il cervello, poi, è pari solo al 2% del nostro corpo, ma consuma il 20% delle energie necessarie al nostro sostentamento.

    Una sua ricetta del cuore?

    Sono indeciso tra ‘l’amatriciana’ e la ‘genovese’.

    Da accompagnare a quale vino?

    A un buon rosso, anche se, da toscanaccio rossista, dopo una lunga parentesi biografica a Trieste, ho imparato ad apprezzare molto anche i bianchi, come il magnifico Friulano.

    Professore, in definitiva, per la nostra salute quanto conta la genetica e quanto le abitudini di vita?

    Le offro una ormai classica risposta boncinelliana. Un terzo, un terzo, e un terzo.

    Ma, i conti non tornano?

    Non dimentichi mai il caso.

    E Dio?

    Come le ho già detto, non lo conosco.

     

    Ettore Zecchino


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